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Elogio della pazzia


Un ortodosso discepolo di Socrate – Antistene, poi divenuto eterodosso - enunciò la seguente sentenza: “Preferirei essere pazzo piuttosto che divertirmi.” Che l’eccentrica esternazione possa estendersi a taluni compositori, interpreti, critici e organizzatori di Festival delle cosiddette neoavanguardie musicali parrebbe lecito. Che si “divertissero” non lo si contesta. Presumibilmente non “divertono” che li ascolta. I “divertimenti” delle predette figure si specchiavano con perfetta simmetria nei “divertimenti” planetari dei Fstival di musica di consumo. In entrambi i casi la non “pazzia” era garantita. Infatti fra il Festival di San Remo e quello della Biennale Musica esiste una significativa corrispondenza: in entrambi i casi si persegue un unico scopo: compiacere rispettivamente masse ed élite.
Da tempo l’autore si è accomiatato dai suddetti “divertimenti” preferendo correre il rischio della pazzia: una condizione non negletta da Erasmo da Rotterdam. Ammetto che cercare la bellezza senza inseguire Giovanni Allevi è a rischio di pazzia, di questi tempi. Ma l’autore preferisce dedicarsi alla ricerca della bellezza musicale, confortato dall’autorevole Elogio di Erasmo.
L’autore aduggia i Massimi Sistemi e per quanto gli può riuscire, ha orientato la propria bussola verso la bella musica. Gli è riuscito? Ci riuscirà?. Qualunque sia la risposta si sta davvero “divertendo” senza temere l’auspicata pazzia. E si giustifica nel modo seguente: di pazzie ne sono note molte. Nel presente la pazzia per la bellezza non risulta diffusa nè in Italia né nel mondo.
A ciascuno la propria.Certo quando dal “divertimento” solipsistico o planetario grondano soldi qualche tenue sospetto potrebbe sorgere.