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Minima moralia


La notoria “disputabilità” del Gusto sembrerebbe additare la Bellezza come inestricabile labirinto. Nulla di più fallace. È invece consolante sapere di potersi affidare e fidare dell’estetica più che dell’etica. Talune etiche consentono infatti comportamenti abominati da altre. Non così l’estetica nella quale è rintracciabile una universalità che lungi dall’essere omologante promuove le diversità senza precluderne la fruibilità da parte di culture diverse.
Inneggiare alla Bellezza è dunque disporsi a comportamenti sociali belli ancor prima d’essere invocazione alle Muse. Fu un letterato ad affermare che per commettere atrocità occorre essere sprovvisti d’immaginazione non potendo quest’ultima – se non in sede degenerativa - ammettere la rappresentazione di atti generatori di sofferenza altrui, oltre che propria.
Il meriggio e la sera del 16 dicembre 2008 alla Casa della Poesia, presso la Palazzina Liberty, fu celebrata una serena cerimonia dedicata alla Bellezza. Nessun compiacimento estetizzante fuorviò il composto fluire delle ore e le pause poetiche che le scandirono. Furono rievocate le origini di un sobrio Movimento che proprio perché sobrio non fece scalpore, soverchiato dal becerume ideologico. Quel Movimento – il Mitomodernismo – piacque più di quanto apparisse all’origine ed ebbe continuatori, anche insigni.
Riproporre il primato  della Bellezza appare ora anche un’indicazione etica per non farsi corrompere dalla sua disperante deviazione. Stupri, ladrocinii, commercio di organi, abusi infantili sono atti che non si concilierebbero mai e poi mai con una sensibilità estetica, qualunque essa fosse. Amare la Bellezza è educativo. La concomitante negligenza per le “Belle Arti” e il dilagare di comportamenti osceni potrebbe non essere casuale.
Nel corso della gioiosa cerimonia il violoncellista Andrea Favalessa eseguì una sommessa Elegia per violoncello solo, da Davide Anzaghi dedicata alle “Avventure della Bellezza”. L’aura soavemente mesta della Elegia parve alludere alle “disavventure” della Bellezza. Il brano era pausato da brevi tocchi di un triangolo piccolo – affidato allo stesso violoncellista – che alludeva al tirannico tempo degli orologi il quale, ricordandoci l’ineluttabile scorrere dei giorni, esigerebbe, perentorio, che non si perdesse altro tempo: che non fosse dedicato all’amore e all’arte, compresa quella di amare.
La spietatezza del duro lavoro quotidiano sia consolata da un’ubiqua Bellezza che rammenti ad ogni infelice - ossia a tutti gli uomini – che di Bellezza si può vivere oltre che morire. Di Bruttezza si può solo morire, ad ogni ora del vivere.

Davide Anzaghi