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SON’ORA

per pianoforte e piccole percussioni
toccate dalla stessa pianista
grado di difficoltà: medio -alto
durata: 10’ ca.
anno di composizione: 2014
proprietà dell’autore
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE



Son’ora (2014) e il precedente Tinum (2012) – entrambi per pianoforte solo – sono brani nei quali l’autore consegue un’intensa drammaticità non presente in egual misura nelle composizioni coeve. Il ricorso ad una ricorrente pausazione, interrotta da brevi segmenti sonori, allude, forse, a interrogativi che si replicano copiosi in assenza di risposte congrue? Proseguendo nella ipotetica metafora, l’autore interroga l’inaccessibile mistero dell’esistenza in un monologo che risulta tale per l’assenza di chi potrebbe rispondere?
La scrittura compositiva di Son’ora elude soluzioni pianistiche corrive nonostante l’autore abbia – in quanto buon pianista – frequentato il pianismo dei grandi compositori-pianisti. La pianisticità del brano sembrerebbe dettata più da una ideazione autogena che dalla memoria sedimentata nelle dita memori. Il brano richiede inoltre che la pianista – è dedicato alla pianista Giusy Caruso – tocchi alcuni strumenti a percussione di moderate dimensioni.

L’affinità con le altre opere è invece attestata da una attitudine a non recludersi in una dimensione solipsistica nella quale l’autore non ha mai voluto seppellire la propria vocazione musicale.