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SOLILUDIO

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
grado di difficoltà: medio-basso
durata: 12’ ca.
anno di composizione: 1982
I esec: Cremona, Spazio Novecento, 10.11.1990, Ens. Musica Insieme
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio)
esiste una registrazione RAI effettuata durante la predetta esecuzione
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE

Soliludio, per cinque esecutori, è una delle ultime composizioni della fase eufonica dalla quale l'autore si è distaccato nella seconda metà del 1983, scrivendo alcuni lavori (Segni e Suoni, per pianoforte, Rapsodia per due pianoforti, Halpith, per flauto solo) che, in coincidenza di un mutamento soggettivo, sono risultati dialettici e vigorosi.
Soliludio attesta, oltre l'eufonia anzidetta, una attitudine alla semplificazione dei procedimenti compositivi, tanto più sorprendente se si tiene conto che il brano, analogamente ad altri della stessa stagione, è stato scritto pensando ad una sala deserta nella quale, unico ascoltatore, siede in solitudine il compositore. Solo uditore di se stesso, l’autore, anziché muoversi nulla direzione di un radicale solipsismo, pensa a limpide soluzioni.
Soliludio è costituito da due brevi pezzi: il primo, brevissimo, ha un'aura arcana e interrogativa, basata sulla tendenza dei suoni a disporsi in direzione ora centrifuga ora centripeta, rispetto ad una nota; il secondo, inizialmente più mosso, propone figurazioni estatiche nelle quali i suoni sono sottratti ad ogni prospettiva dialettica, la cui assenza è sancita da una melodia dell'infanzia, la quale, oniricamente ambientata, satura di sé il commiato del brano.
In entrambi i movimenti spira un’aura fiabesca. L’orrore dell’autore per una musica dalla espressività sudaticcia lo induce alla scelta della “irrealtà” del sogno il cui linguaggio parla con un’autenticità sconosciuta alla veglia. Elegia ed elogio della solitudine quest’ultima si effonde discreta e priva di connotazioni disperate.

 

Di Soliludio Landa Ketoff, sulla Repubblica di Roma del 26.5.1984, ha scritto:

«Il concerto si è chiuso con un lavoro di Davide Anzaghi, compositore milanese che da anni segue una personale linea di ricerca su sonorità inconsuete, al di fuori di mode e scuole. Su questa stessa linea si colloca Soliludio, recente composizione di notevole ampiezza che qui per necessità di tempo e di organico è stata presentata in forma ridotta».