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RONDÒ  DELLA NOTTE

per pianoforte e piccole percussioni suonate dall’interprete
grado di difficoltà: medio-alto
durata complessiva: 8’ ca.
anno di composizione: 2016
opera di proprietà dell’autore

OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE

Inoltrandosi in una stagione esistenziale e compositiva che si accomiata da un passato di fervide ma fuorvianti, solipsistiche ideologie musicali l’autore rivaluta il primato del suono e non del segno e dunque dell’ascolto. L’era delle partiture da vedere ed esporre in mostre è irrefutabilmente conclusa: tumulata senza versamento di lacrime. Non si rimpiangono le aberrazioni.
In una riconciliazione con la musica come “arte dei suoni” l’autore è coinvolto da tempo ma senza indulgere in esiti di tappezzeria musicale con la quale il presente ama arredare le proprie stanze sonore.
Il titolo non promette esercitazioni filologiche ma si limita ad alludere a ciò che nei Rondò dell’antichità ritornava, rifluiva secondo insegnò Eraclito: «...acque sempre nuove scorrono su di noi». L’invenzione ancorché  orientata in direzione dell’efficacia del risultato decorre linguisticamente dal codice pitagorico dall’autore sistematicamente utilizzato dal 1984.
 In Rondò della notte le figure musicali ricompaiono e ricompaiono: mai uguali a se stesse mai diverse. Non si tratta di minimalismo. Semmai di massimalismo: massima essendo la concentrazione sull’esito sonoro  L’ascolto attento riconoscerà ciò che risuona dopo aver suonato: ne riconosce la somiglianza, non essendo la identica riproposta praticata.

Tocchi di crotalo e campana collocano il distillato sonoro nell’aura di una notte senza nome, senza tempo, senza fine.