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REVENANTS 1

otto Preludi-Variazioni sulla sonorità del carillon
per pianoforte solo
durata complessiva: 30’ ca.
anno di composizione: 1981
I esec.: I serie, Grenoble, 3.6.1982 – pf: B. Canino
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
esiste la registrazione live su CD
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Bruno Canino

Revenants è uno dei numerosi lavori approntati dopo la riflessione, l'avvio, e la prima stesura di un'opera teatrale, di soggetto onirico, iniziata nel 1976. La convinzione che le caratteristiche linguistiche della musica contemporanea più significativa mal si sarebbero prestate ad una loro utilizzazione teatrale (quanto meno negli spazi previsti da una tradizione secolare), indusse l’autore alla composizione di quest'opera (per la quale curò preliminarmente il soggetto e il libretto, entrambi originali), con l'attitudine del sognatore. Era come se sognasse di scrivere allo stesso modo col quale avrebbe scritto un compositore della grande tradizione operistica: ma tale scrittura o riscrittura avveniva nel sogno, con tutte le deformazioni che il sogno opera. L'uso di strutture linguistiche semplificate, la stesura di uno spartito per canto e piano, preliminare alla partitura, il ricorso a linee melodiche e forme armoniche di essenziale limpidezza avveniva non in una prospettiva di riesumazione del passato ma bensì di una sua onirica emersione. Se inoltre si aggiunge che il soggetto e il correlativo libretto vertono su un fantasmagorico sogno che si conclude con un suicidio del protagonista, durante l'attuazione del quale si svela allo stesso protagonista sconcertato la sua inconsistenza di fantasma e il suo essere mero personaggio di un sogno altrui, ebbene apparirà chiara la natura visionaria dell'ideazione e la sua estraneità ad atteggiamenti di sterile recupero.

L'approntamento di tutta una serie di soluzioni linguistiche atte a rendere la dimensione onirica nell'opera in questione (il suo titolo è Il Luogo della Mente ) ha inevitabilmente influenzato la stesura dei pezzi da camera e sinfonici successivi all'approccio teatrale, provvisoriamente sospeso nel 1980.

Revenants assume a titolo una parola incontrata nella lettura del libro di Freud sulla Interpretazione Dei Sogni, nel quale l'autore nomina certi fantasmi onirici ricorrenti. Una musica che ricorda se stessa nell'aura del sogno è il fantasma che aleggia soave negli Otto Preludi che costituiscono il ciclo di Revenants. La sonorità del carillon è sembrata particolarmente adatta a produrre l'effetto-sogno di una musica udita in un tempo e in un luogo che la stagione dell'infanzia, coperta com'è da tenace oblio, non consente di precisare. Di un antico evento emerge soltanto, nel fluire di un sogno, la musica che a quell'evento era legata. L’eco di una musica nota e remota che promana gelida, monotona e soavissimamente miniaturizzata dai piccoli ingranaggi di un carillon, è esperienza d’ineffabile e indimenticabile patos, che molti hanno fatto.

Non si tratta dunque di un'astratta escogitazione strumentale, peraltro già tentata da Pick Mangiagalli (1882-1949), ma di una chiave poetica per entrare nella sonorità del sogno, nell'aura del quale un evento del passato, a cui questo pezzo allude, si trasforma in struggente ricordo. Vale anche la pena di dire qualcosa sui mezzi tecnici usati per produrre un particolare diatonismo rigorosamente non tonale. Nonostante l'adozione di una scrittura fittamente cromatica. (quasi ogni suono di questo pezzo è dotato di uno o due complementari cromatici) la sonorità complessiva è diatonica. Al registro è demandato di avvicinare, "armonizzandoli", suoni in relazione diatonica e di allontanare, "disarmonizzandoli", suoni in rapporto cromatico. In virtù di questa dislocazione dei registri è possibile incentivare, all'interno di una trama cromatica, la dimensione “eufonica” della diatonicità e inibire quella “cacofonica” della cromaticità. Si sottolinea che le armonie in tal modo attivate non contengono mai il rapporto d'ottava, rigorosamente assente.