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RAPSODIA

per due pianoforti
(Episodio I, lntermezzo, Episodio II, Intermezzo, Episodio III)
grado di difficoltà: medio-alto
durata: 15’ ca.
anno di composizione: 1984
dedicato a Bruno Canino e Antonio Ballista
prima esecuzione: Strasbourg, Musica ’84 – duo B. Canino, A. Ballista
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
esiste la registrazione live
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Terminata nel febbraio dei 1984, Rapsodia, scritta per Canino e Ballista, è stata eseguita in prima esecuzione assoluta a Strasburgo nel settembre dello stesso anno e replicata, qualche giorno dopo a Varsavia. Il pezzo ha caratteristiche che s’intendono additare.
La scrittura limpida, attonita, eufonica dei pezzi scritti prima del i984 non è prevalente in questa Rapsodia, che testimonia una condizione di risveglio vitale dall'estasi fiabesca precedente, e di propensione verso una scrittura più mossa e vivace: all'interno della quale talune zone di estatico abbandono ancora sussistono ma ora proiettate in una prospettiva che le trascende. Rapsodia è infatti caratterizzata dall'alternanza di Episodi con marcata connotazione formale e strenua progettazione con squarci erratici, indicati come Intermezzi: questi ultimi si rivelano isole di libera invenzione, all'interno di un flusso formale che, sospeso il suo corso all'insorgere dell'istanza divergente (l'Intermezzo, appunto), riprende poi la tessitura delle proprie trame interrotte.
Fra Episodi guizzanti e Intermezzi attoniti, oscilla, fantasmagorico, come fra due poli, il senso del pezzo, la cui strategia formale complessiva è tutta permeata dall'attitudine per le soluzioni non rettilinee e non univoche. Per amore delle quali il lavoro vive una vita di fluido movimento. Una vita rapsodica.

 

Di Rapsodia Umberto Scarpetta ha scritto:

«Nella Rapsodia di Anzaghi, scritta e rappresentata per la prima volta nel 1984, non prevalgono più quelle estatiche ed ipnotiche fissità a cui lo stile dell’autore ci aveva abituati. La scrittura è variata e il discorso esercita anche veementi sollecitazioni. A detta del compositore, nonché di chi ha avuto occasione di leggere la partitura, il lavoro è incardinato su un progetto formale teso e complesso».



Di Rapsodia Carlo Maria Cella ha scritto su Il Giorno:

«Con Rapsodia, Davide Anzaghi ha invece scritto una piccola galleria di “episodi” pianistici in cui l’episodicità (spesso usata come concetto negativo), ovvero l’apparente assenza di legami fra i momenti e il muoversi in successione come nati da soli, diventa pregio. Non a caso, fra incisive scariche di accordi lasciati risuonare e lievi rimandi di idee paramelodiche da una tastiera all’altra, molto è giocato su un elastico, molto differenziato e dilatato uso delle durate, fra pieni e vuoti, densità e silenzi».