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QUEEN THAT

per quintetto di fiati (Fl., Ob., Cl., Fg., Cor.)
durata: 6’30’’ ca.
anno di composizione: 1985-1986
I esec.: MI, Musica Nel Nostro Tempo, 15.2.1987 – Quintetto Arnold
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio)
esiste una registrazione live
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Con la stesura di Halpith per flauto solo, composto nel 1984, fu avviata una fase compositiva che, deviando dalla precedente (caratterizzata da un'aura di soave oniricità), proiettava sistematicamente i precedimenti compositivi su uno schermo ideale di geometrie intervallari, dove assi di simmetria e rapporti numerici governavano le successive, orditure. La presenza del numero nella musica è, d'altra parte, condizione storica troppo nota perché valga la pena, in questo contesto, di essere richiamata all'attenzione.
A decorrere dal 1984 divenne impossibile per l’autore scrivere una nota che non appartenesse ad un universo di relazioni che la precedessero e in virtù delle quali quella nota non fosse più soltanto un suono o un suono “solo", ma divenisse fonema di una tessitura linguistica che potesse ancora consentire un procedere orientato e connotato, in quanto costantemente riferibile al proprio codice generativo.
Con Anco per orchestra, Elan per ensemble, Pri-Ter per quartetto d'archi, Sepalo, per pianoferte a 4 mani, Due Improvvisi per pianoforte (tutti pezzi composti dopo il 1984) il compositore esplorò le possibilità implicite nella natura degli intervalli che, distinguendosi in "pari" e “dispari”, ammettevano due diverse elaborazioni. Gl'intervalli dispari (non divisibili per due all’interno della scala cromatica temperata) davano origine ad un centro, equidistante dagli estremi. Gl'intervali pari, privi di centro, potevano invece essere divisi (anche per due) o moltiplicati per numeri interi. Da questo assunto scaturivano molteplici proprietà, che si componevano in una organica trama di possibilità, fra le quali trovò posto anche la stesura di Queen That .
Queen That si segnala innanzitutto per l'assenza di segmenti formali estatici, che caratterizzarono non soltanto i pezzi della stagione eufonica ma anche taluni episodi dei lavori concepiti secondo il nuovo codice geometrizzante. Il pezzo corre incessantemente, inseguendo senza tregua geometrie ritmiche e melodiche. Proteso verso addensamenti e rarefazioni, che incidono soprattutto sullo spessore dell'organico. Le figurazioni, caleidoscopio di proliferazioni incalzanti, scorrono in un decorso complessivo la cui spinta si attenua soltanto in coincidenza della conclusione, nel corso della quale la geometria dei ritmi e delle figure melodiche si frantuma in un pausato affievolimento dello slancio del pezzo.