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NEPIRI

Parafrasi da concerto su un Canto popolare lombardo (“Nessuno più ricorda”)
per flauto in do, flauto basso in do e pianoforte
grado di difficoltà: medio
durata: 8’ ca.
anno di composizione: 2016
proprietà dell’autore
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE

Nepiri allude alla soave cantilena utilizzata in una delle Ariette dolenti dal titolo “Nessuno più ricorda”. La parte pianistica di Nepiri è in parte desunta dalla versione di “Nessuno più ricorda” per soprano e pianoforte. A subire una cospicua metamorfosi è la parte del flauto la quale asseconda la fisionomia dello strumento aleggiando sul sostegno pianistico con arabeschi improntati alla mestizia. Un’aura accorata avvolge complessivamente il brano assecondando docilmente lo spleen del primigenio canto popolare. Alla fruizione di Nepiri giova la lettura, preliminare e propedeutica all’ascolto, dei versi con i quali l’autore ha fornito dimensione poetica alla leggenda lombarda. Un crotalo affidato all’interprete flautistico scandisce un tempo altro: il tempo di una leggenda scaturita dall’inverno lombardo.

Nessuno più ricorda
(testo di Davide Anzaghi
da un racconto udito dagli anziani
e raccolto sul greto del Po)

Nessuno più ricorda tanta neve
caduta fitta in quel lontano inverno.
Nessuno più passava per le strade
immacolate e senza tracce d'uomo.

In tutte le cascine ardeva un fuoco
attorno al quale vecchi infagottati
il giorno trascorrevano narrando
le mille piccole storie del luogo.

In casa lo schiamazzo dei fanciulli;
in strada il gran silenzio d'un deserto.
S'udiva solo il tocco della chiesa
sepolta in mezzo al bosco degli abeti.

Natale era vicino quando a sera
si vide donna a tutti sconosciuta
andare verso il posto degli abeti,
sostare sul sagrato della chiesa.

Nessuno si avvide che piangeva;
nessuno conosceva il suo dolore;
nessuno aveva visto lei lì prima;
nessuno si offrì di darle asilo.

La notte era trascorsa e un uomo vide,
recatosi alla chiesa degli abeti,
lo scialle di una donna sulla neve
e orme che portavano al bosco.

Seguì le tracce e giunse a un cimitero
da tempo abbandonato all'oblio
dove ogni tomba celava una vita
sepolta nel passato e nel nulla.

Solo una lapide era accudita:
mani amorose deposero un ramo
da un verde abete donato alla donna:
scomparsa nel nulla e senza più orme.