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LIMBALE

per orchestra
opera vincitrice del X Concorso Intern. di Composiz. “Ferdinando Ballo”
istituito dai Pomeriggi Musicali di Milano
grado di difficoltà per l’orchestra: medio-alto
durata: 14’ ca.
anno di composizione: 1973
I esecuz.: Bologna, Teatro Comunale, 10.11.1973 – dir. B. Martinotti
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio)
(2.2.2.2. - 2.2.0.0. - A.: 11.0.4.3.2. opp. 22.0.8.6.4.)
esiste una registrazione live
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Il titolo del pezzo utilizza, in forma aggettivale, un’allusione al Limbo di teologica memoria. Il riferimento al luogo metafisico della irrisoluzione è metafora di una condizione cara all’autore.
Una cruenta retorica vorrebbe che si vivesse da eroi. Ma di eroismo generalmente si muore; e a morire non sono quasi mai i propugnatori della vita eroica.
Un monocromatico moralismo vorrebbe che si optasse per il bianco o per il nero con il corollario d’intransigenti aspettative per l’impegno e lo schierarsi Siffatta visione pertiene però ai daltonici, notoriamente in difficoltà al cospetto delle sfumature cromatiche.
Al Limbo accedono coloro che non sono destinati ad alcunchè. Il Paradiso è noioso. L’Inferno è un’invenzione malvagia.
In attesa di soluzioni più ragionevoli l’autore opterebbe per il Limbo.
La tecnica e la poetica del pezzo sono lumeggiati sotto.

 

Di Limbale Enzo Beacco ha scritto:

«Caratteristica spiccata della produzione attuale di Anzaghi è il costante rifiuto della "struttura" musicale predeterminata secondo modelli costruttivi antichi o nuovi; viene cercata invece una totale "informalità” in cui ogni evento sonoro succede al precedente sotto l'azione di stimoli apparentemente casuali, senza che i meccanismi generativi possano essere colti consapevolmente dall'ascoltatore. "Limbale" (aggettivo ricavato dal sostantivo "Limbo", inteso nel senso di "idealmente non risolto") si inserisce con coerenza in questa dimensione musicale, priva di contrasti dialettici, dalla dinamica circoscritta entro il pianissimo e il mezzo forte: impossibile riconoscere con chiarezza ricorsi di eventi sonori già intesi anche se sincronie di suoni (casualmente?), inserite in questa dimensione musicaie priva di contrasti dialettíci, si pongono come ambigui segnali per una memoria incerta. La scrittura per un'orchestra a 32 parti reali (20 archi e 12 fiati: organico squisitamente "mozartiano") consente inoltre un accentuato dosaggio del "colore" strumentale che pare cercare nelle minime differenze fra gli attacchi una specie di battimento timbrico, idealmente affine all'omonimo fenomeno acustíco. Questi effetti sono ottenibili solo con un accurato dimensionamento dei suoni: dunque ogni nota deve essere scritta con la maggiore precisione possibile, evitando in massimo grado ogni concessione all'indeterminazione e all'improvvisazione, cioè a ogni forma di "aleatorietà". Il lavoro è stato composto nell'estate-autunno del 1972 e, come detto, ha ottenuto il Premio “Ferdinando Ballo” bandito dai Pomeriggi Musicali nel 1973. Una versione successiva, che l'autore ritiene migliore, preparata per l'esecuzione del 10 novembre 1997 nell'ambito della stagione sinfonica dei Teatro Comunale di Bologna ha ottenuto (assieme a un lavoro di Morton Feldman) un premio al concorso della Società Internazionale di Musica Contemporanea (SIMC) del 1974».

Di Limbale Guido Piamonte ha scritto su Il Giornale degli spettacoli del 16.12.1975, in occasione dell’esecuzione milanese, alla Sala Grande del Conservatorio, per i Pomeriggi Musicali:

«Si è qui riudito in ritoccata versione il Limbale (da limbo, e cioè non risolto, come avverte il programma) di Davide Anzaghi, che già vinse nel 1973 il concorso dedicato dai Pomeriggi alla memoria di Nando Ballo: pagina di calibratissima ricerca timbrica e di millimetrata grafia».

Di Limbale Adriano Cavicchi ha scritto, su Il Resto del Carlino del 13.11.1973, in occasione dell’esecuzione al Teatro Comunale di Bologna:

«Il brano per trentadue strumenti dal titolo Limbale del giovane compositore lombardo Davide Anzaghi – vincitore del premio “Ferdinando Ballo” – per quello che se ne può dire al solo primo ascolto, poiché si trattava di una prima esecuzione assoluta, ci è sembrata opera ben congegnata. Se dal punto di vista formale questo pezzo è costituito da diverse sezioni accostate fra loro e “idealmente non risolte” (forse in senso di struttura globale) emerse, per contro, un’interiore coerenza spirituale che unificava tutta la composizione».

Di Limbale Piero Santi ha scritto:

«Limbale si intitola il brano di Anzaghi forse perché tutta la sua animazione sonora si colloca sotto il riguardo dell’articolazione, della dinamica e del timbro, in una zona di estrema riservatezza espressiva, come remota e dimentica d’ogni linguaggio, luogo di una pura presenza sottratta a qualsiasi scelta e a qualsiasi rifiuto. Così l’informalità dello scorrimento musicale non presenta contrasti, la dinamica generale è sommersa, i timbri, ora più ora meno addensati, increspano lievemente la superficie del tempo. E ne risulta un pezzo di grande coerenza poetica».

Di Limbale la Gazzetta del Popolo (a firma l. p.) di Torino ha scritto il 17.2.1974, in occasione dell’esecuzione all’Auditorium di Torino:

«Nino Sanzogno…ha inserito un recentissimo pezzo di Davide Anzaghi, giovane compositore milanese, rivelatosi solo in questi ultimi due anni e che, nel 1973, ha ottenuto il Premio Ballo bandito dai Pomeriggi Musicali. Il pezzo porta il titolo Limbale che, secondo le indicazioni dell’autore, va inteso come aggettivo sostantivato da “limbo”. In effetti l’atmosfera che esprime è limpida ma priva di contrasti e sembra rifarsi alle suggestive sensazioni sonore delle “fasce” di Ligeti circoscritte in un campo più ristretto».

Di Limbale Ruben Tedeschi ha scritto su l’Unità del 16.12.1975:

«In Limbale, Anzaghi sembra voler sottolineare la condizione attuale della musica, in un “limbo” (da qui il titolo) tra passato e presente. È in effetti una musica di echi sospesi in una sorta di astratta immobilità, asettici nella loro rigorosa razionalità».