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LABIA

Madrigale per quartetto d’archi
grado di difficoltà: medio
durata: 10’ ca.
anno di composizione: 1982-1983
I esecuzione: Roma, Teatro Ghione, 12.11.1984
Quartetto Nuova Cameristica
edizioni EdiPan, Roma
(le parti sono disponibili a noleggio)
esiste una registrazione live
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Nei pezzi scritti a partire dal 1980, l’autore ha adottato un trattamento delle altezze, grazie al quale esse (presenti in un solo registro, unico e prefissato per ogni figurazione, e dunque non duplicate nell'ambito di altre ottave) sbocciano in figure melodiche e armoniche, con le quali si legano con vincolo di tale, reciproca imprescindibilità, da tendere alla negazione di ogni loro possibile trasposizione.


Da questa strategia delle altezze, che blocca la figura nella fissità del suo registro assoluto, Labia ("madrigale per quartetto d'archi", 1982, ma rivisto nel 1983) si discosta, proteso com'è ad attivare suoni simultanei, con sensibile attitudine armonica e propensione a svilupparsi per proliferazione spontanea. Il pezzo trae infatti la propria necessità dalla tendenza di speciali sincronie a evolversi secondo una prospettiva armonica tutta immanente. La caratteristica di tali sincronie è un intrinseco patos, che le sospinge, dall'interno, in direzioni che si precisano volta per volta, liberando la loro intima pulsione. Delle due sezioni che costituiscono il pezzo, è la prima a testimoniare il prevalere delle sincronie anzidette. La seconda, che sopraggiunge dopo un crescendo interrotto della prima, è più agile e scorrevole. Da un iniziale ed etereo flusso ("con sordina" e "sul ponticello"), che scandisce tutte le suddivisione binarie della battuta, scaturisce la presenza, numericamente crescente, di appoggiature cromatiche, con dinamica "sforzato", che increspano progressivamente la superficie d'esordio. Pause di almeno tre secondi sospendono il flusso, ad intervalli disuguali. Il pezzo si conclude con una breve allusione alla prima sezione della quale non viene però "ripreso" alcun elemento esplicito.


Tutto il lavoro è attraversato da momenti di estatico attonimento, caratteristici della scrittura dell’autore in quegli anni. La poetica del pezzo è molto distante dagli esiti che il compositore produrrà dopo il 1984, quando, adottando una concezione compositiva numerico-geometrica degli intervalli, scriverà pezzi di più vivace dialettica.

Di Labia Landa Ketoff sulla Repubblica di Roma del 5.5.1983, ha scritto:

«Intrecci timbrici imprevedibili e valori ritmici e dinamici in continua evoluzione nel brano di Anzaghi Labia…Anzaghi è autore di notevole profondità che ci sembra stia attraversando un momento di transizione».