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DUE INTERMEZZI
Intermezzo II

per pianoforte solo
durata complessiva: 9’ ca.
anno di composizione: 1983
I esec.: 3.7.1988, Rai Radio Uno, Musica Sera
pianista: Alberto Malazzi
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
esiste la registrazione in studio della RAI
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE


Il senso intimo e privato di questi Due Intermezzi indusse l’autore a conservarli a lungo prima di consegnarli alle stampe. Furono scritti come commiato da una fase compositiva precedente - eufonica - sentita come conclusa.


Intermezzo Primo
Una calda e pudica cantabilità vivifica la scrittura del Primo Intermezzo. Anzaghi è buon pianista e conosce il mirabile esempio dei grandi pianisti-compositori dell’Ottocento romantico. Quei Maestri mostrarono come la più ardente scrittura virtuosistica potesse convergere e sublimarsi in un canto di belliniana ascendenza e fascinazione. Dalle loro ispirate dita fluiva il magico e vorticoso moto dei tasti, confluendo in una avvolgente e inedita “cantabilità” sconosciuta alla voce dei cantanti. L’autore – memore di quegli eccelsi esempi - sa come far “cantare” la tastiera con adeguate scelte insieme compositive e pianistiche.
L’esordio del Primo Intermezzo è appunto un canto promanante da una tastiera toccata con vibrante perizia. Poche note del registro basso conferiscono slancio e alle note della melodia e alle costellazioni di suoni che la melodia contornano. Il commiato dell’Intermezzo è affidato allo stellare brillìo del registro acuto.




Intermezzo Secondo
Il Secondo Intermezzo è attraversato da una sottile nostalgia e da taluni riverberi di sonorità brahmsiane. La scrittura pianistica ha analogie con quella di Revenants, ma da quella si differenzia per essere intrisa di una struggente ma contenuta emotività che ha le apparenze dello spleen.
A differenza di Revenants il registro prevalente non è più quello acuto (alludente al carillon) ma interessa zone della tastiera più ampie, come quelle medio-gravi. All'interno delle predette zone sono collocati, non soltanto pochi suoni con il compito di reggere la proiezione degli armonici acuti - come in Revenants - ma disegni di rilievo che hanno bisogno del peso sonoro e della intensità di tali registri per potersi effondere.
Si accennava alla velata allusione di questo Secondo Intermezzo agli ultimi Intermezzi di Brahms. L'aura dell'addio collega inconsapevolmente questo Intermezzo a quelli del grande predecessore, dall’autore amato. Attorno a nuclei più propriamente espressivi fluttuano disegni arabescati privi di qualsiasi valenza edonistica e destinati a connettere, con diafana scrittura pianistica, intense emersioni emozionali, di misurata brevità.