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CONCERTO BREVE

per clarinetto e orchestra d’archi
grado di difficoltà della parte di clarinetto: medio-alto
grado di difficoltà degli archi: alto
durata: 12’ ca.
anno di composizione: 1991-1993
I esec.: Milano, Conservatorio - Orchestra Cantelli, cl.: P. Beltramini
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio)
esiste la registrazione su CD dell’esecuzione computerizzata
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE




Il Concerto breve appartiene ad una serie di lavori per strumento solista ed orchestra che annovera tre Concerti per pianoforte e orchestra (Fluegelkonzert, Fluegelsymphonie, Concerto dell’ali) un Concerto per violino e orchestra oltre al predetto Concerto breve per clarinetto e archi. L'ottima accoglienza di pubblico riservata alla prima esecuzione del Fluegelkonzert (Milano, RAI, 30.3.1989 - pf. B. Canino, dir. G. Nowak, Orchestra Sinfonica della RAI) ha convinto l’autore che la formula del Concerto per strumento solista e orchestra promuove la comprensione e il consenso degli ascoltatori.
Il Concerto breve adotta strategie compositive di forte plasticità. Quelle formali sono forgiate a partire da una meditata rivalutazione dell'ascolto.
Il pezzo si articola in tre episodi. Nel primo, assente il clarinetto, un lungo crescendo affidato ai soli archi e coincidente con un progressivo e gradualissimo accelerando prepara, con funzione di protratta introduzione, l’avvento del solista. Quest’ultimo farà così la sua apparizione assai tardi, rispetto all’inizio del pezzo. La lunga introduzione degli archi promuove l'aspettativa del suono solistico e combina consapevolmente il processo di accelerazione iniziale con un elemento "casuale": la sincronia del pizzicato. Quest’ultimo irrompe imprevedibilmente nel metodico fluire degli archi. L’irruzione rinnova l'attenzione per il processo in atto grazie ad una fugace distrazione dal processo in questione. La prolungata attesa del solista è calcolata in modo tale da non risultare né troppo breve né troppo lunga. L’ottimizzazione della durata dell’estesa introduzione è ottenuta con due tattiche complementari. La prima è costituita da uno schema grazie al quale al termine di ogni ripresentazione di un insieme di note (ciascun insieme è costituito dalle stesse note ma ogni nuova sua apparizione decorre dalla nota successiva), l’insieme seguente viene accelerato rispetto al precedente. La seconda tattica consiste in un disordinamento della prima, la schematica prevedibilità della quale è vanificata dall’irruzione del pizzicato di cui si è già parlato.
Nel secondo episodio appare, lungamente atteso, il clarinetto che tesse un vivace e oppositivo dialogo con la massa degli archi. Al termine del secondo episodio una arabescata e bucolica cadenza del solista introduce il terzo e conclusivo episodio che trae origine da una metafora acustica dei registri dell’organo.
Di rilevante difficoltà per gli archi, il terzo episodio è incardinato su una sorta di continuum o staffetta di rapide figure, sul fluire delle quali si stagliano ispessimenti di sonorità imitanti, come detto prima, la sonorità di alcuni registri organistici.
Una graduale estinzione della polifonia verso il grave (consapevole ricordo e omaggio alla Suite Lirica di Berg) conclude il Concerto breve.