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APOGÈO

per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte
grado di difficoltà: medio
durata: 15’ ca.
anno di composizione: 1987
I esec.: MI, Musica Nel Nostro Tempo, 19.2.1989 – dir. G. Taverna
Edizioni Suvini Zerboni, Milano
(le parti sono disponibili a noleggio)
OPERA DEPOSITATA ALLA SIAE

Giampiero Taverna

La stesura dl Halpith, del 1984 e per flauto solo, avviò una fase compositiva che, deviando dalla precedente (caratterizzata da un'aura di soave oniricità), consentì all’autore di proiettare i procedimenti compositivi su uno schermo ideale di geometrie intervallari, dove assi di simmetria e rapporti numerici governavano  le successive orditure.
Con Anco per orchestra, Elan per ensemble, Pri-Ter  per quartetto d'archi, Sepalo per pianoforte a quattro mani, Due Improvvisi  per pianoforte, FlügelKonzert per pianoforte e orchestra (tutti pezzi composti a decorrere dal 1984), l’autore esplorò le possibilità implicite nella natura degli intervalli, estendendo alle altezze la “diminuzione” e la “aumentazione” anticamente previste per le sole durate. Gl’intervalli, distinguendosi in "pari" e "dispari" (secondo il numero delle note della scala cromatica temperata che li costituiscono), ammettono due diverse elaborazioni. Gl'intervalli "dispari" non sono divisibili per due (nel sistema temperato) ma danno origine ad un “centro”, nota equidistante dagli estremi dell'intervallo stesso. A titolo di esemplificazione: se si divide per 2 un intervallo costituito da 25 note cromaticamente contigue, si ottengono due intervalli di 12 note cromatiche ciascuno, più una nota che è collocata al “centro” del primitivo intervallo “dispari”: 1-12, 13, 14-25. Gl'intervalli "pari", sono suscettibili di essere divisi per due ma sono privi di "centro". Intervalli “pari” e “dispari” possono essere moltiplicati per un moltiplicatore suggerito dal contesto. Da questo semplice assunto scaturirono molteplici proprietà, che si composero in un'organica trama di possibilità, fra le quali trovò posto anche la tessitura di Apogèo. Chi ambisse meglio conoscere il sistema appena lumeggiato consulti il Codice compositivo pitagorico-seriale illustrato nella sezione Tecniche compositive di questo sito.

Articolato in due episodi, inframmezzati da un Intermezzo, Apogèo appartiene interamente, in ogni sua fibra, alla nuova concezione, precedentemente descritta. Nessun suono, nessuna figura, nessuna forma più ampia si sottrae alla geometria che colloca i suoni - e non soltanto i suoni - secondo precise tattiche previste dal sistema. Apparve però subito chiara - non appena messo a punto il sistema - la differenza fra lo stadio della organizzazione materica e quello della composizione vera e propria. Se il sistema organizzava la materia fornendole una salda struttura di base, rinunciava però a proseguire deterministicamente in direzione dell'esito finale, la cui individuazione progressiva era affidata all’invenzione. E non nel senso che l'invenzione si sovrapponeva dispotica alle istanze e alle virtualità della materia organizzata, ma che nelle primigenie mosse organizzative, l'invenzione intravedeva gli itinerari attraverso i quali tracciare i propri sentieri.